
Giacomo apostolo è un uomo energico, impetuoso e desideroso di occupare un posto importante. Gesù non spegne il suo carattere, ma lo guida verso una forma diversa di grandezza: il servizio.
Anche nel giardino esistono rami che crescono con grande vigore. Cercano la luce, superano gli altri e occupano rapidamente lo spazio disponibile.
Non sempre devono essere eliminati. Spesso hanno bisogno di essere guidati e orientati nella direzione corretta.
La storia di Giacomo ci insegna proprio questo: Dio non distrugge la nostra forza, ma la pota affinché possa portare frutto.
Giacomo fu uno dei discepoli più vicini a Gesù. Benedetto XVI, nella catechesi dedicata a Giacomo il Maggiore, lo presenta come un apostolo pronto e generoso, capace di maturare attraverso il cammino compiuto accanto a Cristo.
Giacomo apostolo lascia le reti
Giacomo lavorava come pescatore insieme al fratello Giovanni e al padre Zebedeo.
Quando Gesù lo chiamò, stava riparando le reti. Giacomo e Giovanni lasciarono la barca e seguirono il Maestro.
Quella scelta non cancellò il loro passato. Le reti, la fatica e il lavoro sul lago avevano già insegnato loro pazienza, collaborazione e capacità di affrontare condizioni imprevedibili.
La chiamata diede però una direzione nuova alla loro energia.
Qualcosa di simile accade durante una potatura corretta. Non si interviene per distruggere una pianta, ma per accompagnarne lo sviluppo.
Un ramo vigoroso può essere accorciato, alleggerito o indirizzato. La sua forza rimane, ma viene orientata verso una crescita più equilibrata.
Nell’articolo dedicato al taglio di ritorno abbiamo visto che potare bene non significa tagliare senza criterio. Significa rispettare la struttura della pianta e accompagnare la sua risposta naturale.
Giacomo apostolo, il figlio del tuono
Gesù diede a Giacomo e Giovanni il soprannome di “figli del tuono”.
Il nome lascia immaginare due uomini dal carattere forte. In un episodio del Vangelo, davanti al rifiuto di un villaggio, arrivarono perfino a proporre una punizione distruttiva.
Possedevano entusiasmo, coraggio e determinazione. Queste qualità, però, erano ancora mescolate con impazienza e desiderio di imporsi.
Il problema di Giacomo apostolo non era la mancanza di forza, ma il modo in cui la utilizzava.
Anche un albero molto vigoroso può diventare instabile quando produce rami troppo lunghi, inserzioni deboli o una chioma sbilanciata.
La soluzione non è necessariamente abbatterlo. Prima bisogna comprenderne la struttura e intervenire con competenza.
Allo stesso modo, Cristo non rifiuta Giacomo per il suo temperamento. Lo educa.
Giacomo apostolo e il desiderio del primo posto
A un certo punto Giacomo e Giovanni si avvicinano a Gesù e chiedono di poter sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra.
Desiderano i primi posti.
La loro richiesta può apparire presuntuosa. Tuttavia, rivela qualcosa che appartiene anche a noi: il bisogno di essere riconosciuti, apprezzati e considerati importanti.
L’ambizione nel lavoro e nell’impresa
Nel lavoro questa tentazione è frequente.
Vogliamo costruire un’azienda conosciuta, ottenere risultati, guadagnare e dimostrare il nostro valore. Cerchiamo il rispetto dei clienti, dei collaboratori e dei concorrenti.
L’ambizione non è sempre negativa. Può spingerci a migliorare, studiare, investire e creare lavoro.
Diventa pericolosa quando il successo degli altri ci infastidisce, quando utilizziamo le persone come strumenti o quando la nostra identità dipende soltanto dal fatturato.
Nel primo articolo della serie, dedicato a Matteo e al tesoro nascosto, abbiamo ricordato che il denaro è necessario, ma non può diventare il padrone della nostra vita.
Giacomo ci porta un passo oltre: anche il desiderio di essere grandi deve essere trasformato.
La potatura dell’ambizione tra fede e giardino
Quando diversi rami competono per la stessa porzione di luce, la chioma può diventare troppo densa.
I germogli più vigorosi crescono rapidamente verso l’alto. Consumano energia, creano ombra e possono compromettere l’equilibrio generale della pianta.
Una potatura eseguita con criterio non elimina tutta la vegetazione vigorosa. Seleziona ciò che deve rimanere e riduce ciò che ostacola lo sviluppo armonioso dell’albero.
Anche l’ambizione ha bisogno di una potatura.
Quando la forza ha bisogno di una direzione
Non dobbiamo rinunciare a crescere o fingere che i risultati non abbiano importanza. Dobbiamo piuttosto domandarci quale direzione stia prendendo la nostra forza.
Sto costruendo qualcosa che aiuta anche gli altri?
Il mio successo crea lavoro, qualità e bellezza?
Oppure sto cercando soltanto di dimostrare di essere superiore?
Giacomo desiderava un posto accanto a Cristo. Gesù non lo umilia, ma gli mostra che la vera vicinanza a Lui passa attraverso il servizio.
Giacomo apostolo impara a servire
La risposta di Gesù cambia completamente il significato della grandezza:
«Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore».
Il passaggio completo si trova nel capitolo 10 del Vangelo di Marco.
Nel mondo, chi occupa il primo posto spesso pretende di essere servito. Nel Vangelo, invece, chi guida deve assumersi una responsabilità maggiore verso gli altri.
Questo vale anche per un imprenditore.
Essere il titolare non significa soltanto decidere, incassare o distribuire compiti. Significa preoccuparsi della sicurezza, pagare gli stipendi, organizzare il lavoro e affrontare i problemi quando qualcosa non funziona.
Chi guida una squadra deve saper chiedere impegno, ma deve anche dare l’esempio.
Il servizio non elimina l’autorità. Le assegna uno scopo.
Servire non significa lasciarsi sfruttare
Essere al servizio degli altri non significa accettare ogni ingiustizia.
Un imprenditore cristiano deve rispettare i clienti, ma può rifiutare richieste dannose o professionalmente scorrette. Deve trattare bene i collaboratori, ma può richiamarli quando non rispettano il lavoro e la sicurezza.
Può inoltre esigere il pagamento di ciò che ha eseguito.
Servire il cliente non significa assecondare qualsiasi richiesta. Nell’articolo sulla fretta del cliente e l’ingordigia del giardiniere abbiamo ricordato che un professionista deve saper rifiutare anche un intervento ben pagato quando può danneggiare il giardino.
Gesù non chiede a Giacomo di diventare passivo. Gli domanda di utilizzare la propria forza per sostenere, proteggere e costruire.
Anche un tutore sostiene una giovane pianta senza soffocarla. La mantiene stabile mentre sviluppa le radici, ma non sostituisce la sua capacità di crescere.
Servire significa aiutare qualcuno a diventare più forte, non renderlo dipendente da noi.
Il coraggio di bere il calice
Gesù domanda a Giacomo e Giovanni se siano disposti a bere il suo stesso calice.
I due rispondono immediatamente: «Lo possiamo».
Forse Giacomo non aveva ancora compreso pienamente il significato di quelle parole. Con il tempo, però, dimostrò che il suo entusiasmo non era fatto soltanto di promesse.
Il capitolo 12 degli Atti degli Apostoli racconta che Giacomo venne ucciso per ordine di Erode Agrippa. È il primo dei Dodici del quale viene narrato il martirio.
L’uomo che desiderava sedersi in un posto d’onore arrivò a donare la propria vita.
La sua ambizione non fu cancellata, ma trasformata in fedeltà.
Un albero forte deve resistere alle tempeste
La forza di un albero non si misura soltanto dalla velocità con cui cresce.
Contano la qualità delle radici, la struttura delle branche e la capacità di adattarsi al vento.
Un albero cresciuto troppo velocemente può apparire imponente, ma nascondere punti deboli. Al contrario, una pianta che ha affrontato stagioni difficili può sviluppare legno più resistente e radici profonde.
Giacomo apostolo attraversa un percorso simile.
All’inizio possiede l’energia del tuono. Vuole agire, reagire e occupare un posto importante. Seguendo Gesù, impara che la vera forza comprende anche pazienza, fedeltà e sacrificio.
Non tutto ciò che cresce rapidamente è solido.
Crescere non significa essere solidi
Questa è una lezione importante anche per un’impresa. Aumentare il fatturato, i dipendenti e il numero dei clienti può sembrare sempre positivo. Se però mancano organizzazione, liquidità e rapporti corretti, quella crescita rischia di diventare un peso.
Prima di cercare una chioma più grande, bisogna accertarsi che le radici possano sostenerla.
La stessa attenzione è necessaria quando scegliamo l’albero giusto per il posto giusto. Una crescita sana dipende dallo spazio disponibile, dal terreno e dalla capacità delle radici di sostenere la pianta negli anni.
La potatura non deve diventare una mutilazione
Quando si parla di potare l’ambizione, bisogna evitare un equivoco.
Dio non ci chiede di diventare persone senza desideri, iniziativa o personalità. Una potatura eccessiva indebolisce l’albero e provoca ricacci disordinati.
Ne abbiamo parlato anche nell’articolo sulle potature inutili: tagliare di più non significa lavorare meglio.
Giacomo rimane un uomo coraggioso e deciso. Cristo non elimina queste caratteristiche. Le libera dalla ricerca del potere e le mette al servizio del Vangelo.
La fede non ci rende tutti uguali. Ci aiuta a utilizzare bene ciò che siamo.
Anche nella potatura degli alberi ornamentali ogni intervento deve avere un obiettivo preciso. Non si taglia per dimostrare di aver lavorato, ma per accompagnare la pianta rispettandone struttura, specie e capacità di reazione.
Dal desiderio di apparire alla cura concreta
La vera trasformazione non avviene quando smettiamo di avere capacità, ma quando smettiamo di usarle soltanto per noi stessi.
Giovanni, l’apostolo amato, fratello di Giacomo, ci ha insegnato a rimanere nell’amore e a trasformarlo in presenza concreta.
Giacomo ci mostra l’altra faccia della stessa lezione: la forza deve diventare servizio.
Nel nostro mestiere questo significa curare un albero anche quando abbatterlo sarebbe più conveniente. Vuol dire proporre un intervento utile, non quello più costoso. Significa lasciare un giardino migliore di come lo abbiamo trovato.
La custodia del verde non è dominio sulla natura. Come ricordato nell’articolo sui giardini nel cristianesimo, è una responsabilità verso qualcosa che possiede un valore proprio.
Giacomo apostolo nel percorso dei Dodici
Giacomo è il quinto protagonista del nostro percorso dedicato ai dodici apostoli.
Matteo ci ha insegnato a rimettere il denaro al posto giusto.
Giovanni ci ha mostrato il valore dell’amore fedele.
Pietro ci ha ricordato che una caduta non deve diventare la fine.
Andrea ha riconosciuto la forza nascosta nelle piccole cose.
Giacomo apostolo ci insegna a trasformare l’ambizione in servizio.
Tutti gli articoli possono essere ritrovati nella sezione Bibbia e natura di Russogiardini.
Conclusione: la forza che porta frutto
Giacomo non nasce paziente e silenzioso.
È un figlio del tuono. Possiede energia, coraggio e desiderio di grandezza.
Gesù non spezza questo ramo vigoroso. Lo pota, lo orienta e gli insegna una nuova direzione.
Anche noi possiamo desiderare di crescere, migliorare il nostro lavoro e costruire qualcosa di importante. Dobbiamo però ricordare che la chioma non vive per ammirare se stessa.
Offre ombra, protegge la vita e ospita gli uccelli. Restituisce all’ambiente ciò che ha ricevuto dal terreno, dall’acqua e dalla luce.
È anche il significato dell’impegno di rendere la Lombardia più bella dal 1985: utilizzare esperienza, lavoro e competenza per lasciare alberi, giardini e luoghi migliori di come li abbiamo trovati.
La vera grandezza non consiste nell’occupare il posto più alto. Consiste nel mettere la propria forza al servizio del bene.
È così che l’ambizione, finalmente potata, può diventare un frutto.










