Il Giardino dell’Eden con alberi, fiori e un fiume

Il Giardino dell’Eden è il primo giardino raccontato nella Bibbia. Non nasce dal progetto dell’uomo, ma dalla volontà di Dio.

Nel libro della Genesi leggiamo che il Signore piantò un giardino a oriente e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.

L’Eden rappresenta un luogo di bellezza, abbondanza e armonia. Tuttavia, non è solamente un paradiso nel quale riposare. È anche uno spazio affidato alla responsabilità dell’essere umano.

Il Giardino dell’Eden piantato da Dio

La Bibbia racconta che Dio fece germogliare dal terreno alberi belli da vedere e buoni da mangiare.

Il giardino possedeva quindi due qualità fondamentali: la bellezza e l’utilità.

Gli alberi offrivano ombra, nutrimento e vita. Un fiume attraversava l’Eden e garantiva l’acqua necessaria alla vegetazione.

Questa descrizione ricorda che un vero giardino non è solamente decorazione. È un ambiente vivo, nel quale ogni elemento svolge una funzione.

La terra sostiene le radici. L’acqua alimenta le piante. Gli alberi producono frutti. L’uomo riceve tutto questo come un dono.

Il racconto completo si trova nel secondo capitolo della Genesi.

Coltivare e custodire il giardino

Dio colloca l’uomo nel Giardino dell’Eden «perché lo coltivasse e lo custodisse».

Sono due parole semplici, ma molto importanti.

Coltivare significa lavorare, far crescere e rendere fertile ciò che abbiamo ricevuto. Custodire significa proteggere, rispettare e impedire che quel bene venga distrutto.

L’uomo non viene presentato come il proprietario assoluto della creazione. È piuttosto il suo giardiniere.

Può utilizzare i frutti della terra, ma deve anche prendersene cura. La natura non è qualcosa da consumare senza limiti. È un bene ricevuto, del quale siamo responsabili davanti a Dio.

Questa responsabilità riguarda ancora oggi ogni giardino, albero e spazio verde.

Il lavoro esisteva prima della fatica

Nel racconto della Genesi, il lavoro nel giardino viene affidato all’uomo prima del peccato.

Questo particolare ci insegna che il lavoro non nasce come una punizione. Lavorare la terra fa parte della vocazione umana.

La fatica, il conflitto e la durezza arrivano successivamente. Il lavoro, invece, era già presente nell’armonia dell’Eden.

Anche il mestiere del giardiniere può essere letto in questa prospettiva. Potare, seminare, irrigare e curare non sono soltanto attività manuali. Sono gesti che collaborano con la vita.

Il giardiniere non può comandare alla natura. Può preparare il terreno e offrire le cure necessarie. La crescita, però, conserva sempre qualcosa di misterioso.

Come abbiamo visto nell’articolo sul Giardino del Getsemani, anche i giardini della Bibbia diventano luoghi nei quali Dio incontra l’uomo.

Il limite posto nel Giardino dell’Eden

In mezzo a tanta abbondanza, Dio pone anche un limite.

L’uomo può mangiare i frutti degli alberi, ma non quello dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Il limite non elimina la libertà. Le dà una direzione.

Adamo ed Eva, però, scelgono di non fidarsi. Desiderano decidere autonomamente ciò che è bene e ciò che è male. Il giardino dell’armonia diventa così il luogo della disobbedienza.

Anche nella cura del verde esistono limiti che devono essere rispettati. Ogni pianta richiede un terreno e condizioni adatte. Potare un albero senza conoscerne le esigenze può causare danni. Inoltre, alcuni risultati hanno bisogno di tempo e non possono essere ottenuti immediatamente.

Quando ignoriamo la natura delle cose, prima o poi ne vediamo gli effetti

Dall’Eden alla responsabilità quotidiana

Il Giardino dell’Eden non racconta soltanto un passato lontano. Parla della nostra vita presente.

Ognuno riceve qualcosa da coltivare e custodire: una famiglia, un lavoro, un’impresa, un talento, una relazione o un pezzo di terra.

Possiamo prendercene cura oppure trascurarlo. Possiamo farlo crescere oppure consumarlo pensando solamente al nostro interesse.

Il messaggio della Genesi rimane attuale: ciò che abbiamo non ci appartiene completamente. Ci viene affidato per un tempo e saremo giudicati anche dal modo in cui lo avremo custodito.

Come insegna la riflessione “Dai loro frutti li riconoscerete”, la qualità di una persona si comprende anche dai frutti prodotti dalle sue scelte.

Ritrovare qualcosa dell’Eden

Non possiamo tornare al Giardino dell’Eden con le nostre sole forze. Possiamo però conservare qualcosa del suo insegnamento.

Ogni volta che piantiamo un albero, recuperiamo un terreno abbandonato o proteggiamo una pianta, partecipiamo alla custodia della creazione.

Un giardino ben curato non è il paradiso. Può però diventare un piccolo segno di ordine, pace e speranza.

La Bibbia comincia con un giardino affidato all’uomo.

Questa immagine ci ricorda che la terra non ha bisogno soltanto di essere utilizzata. Ha bisogno di persone disposte a coltivarla, rispettarla e custodirla.

Valentino Russo, giardiniere e arboricoltore titolare di Russogiardini a Monza e Brianza

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