Filippo apostolo invita Natanaele con le parole vieni e vedi

Filippo apostolo: vieni e vedi nel giardino invita Natanaele ad avvicinarsi a Gesù: «Vieni e vedi».

Filippo apostolo insegna che alcune cose non si comprendono restando a distanza. Bisogna avvicinarsi, osservare e fare esperienza.

Nel Vangelo, Filippo apostolo appare come una persona concreta. Fa domande, cerca di capire e accompagna gli altri verso Gesù senza ricorrere a grandi discorsi.

Quando incontra Natanaele, gli annuncia di aver trovato colui del quale hanno scritto Mosè e i profeti. Natanaele risponde con diffidenza:

«Da Nazaret può venire qualcosa di buono?».

Filippo non cerca di vincere la discussione. Pronuncia soltanto tre parole:

«Vieni e vedi».

L’episodio è raccontato nel Vangelo secondo Giovanni 1,43-46.

L’invito di Filippo apostolo può insegnare qualcosa anche a chi lavora ogni giorno nei giardini: prima di giudicare bisogna avvicinarsi e guardare con attenzione.

Filippo apostolo: vieni e vedi e il valore dell’osservazione

Uno sguardo veloce non basta per comprendere un giardino.

Un prato ingiallito potrebbe avere sete, ma potrebbe anche ricevere troppa acqua. Dietro una siepe con alcuni rami secchi possono esserci problemi alle radici, una malattia oppure gli effetti di una gestione sbagliata.

Anche gli alberi richiedono attenzione. Una chioma apparentemente disordinata non ha automaticamente bisogno di una potatura drastica.

Prima di intervenire occorre comprendere ciò che abbiamo davanti.

Nel nostro lavoro questo principio è fondamentale anche nella potatura professionale degli alberi. Ogni pianta deve essere valutata considerando specie, età, struttura, condizioni e ambiente circostante.

Prima osservare, poi intervenire

L’esperienza insegna a non avere fretta.

Terreno, esposizione, irrigazione, radici e sviluppo delle piante raccontano la storia di uno spazio verde. Spesso sono proprio i particolari più piccoli a indicare la strada corretta.

Per questo il «vieni e vedi» di Filippo apostolo può diventare anche un principio professionale.

Prima si guarda.

Poi si cerca di capire.

Soltanto alla fine si decide cosa fare.

La natura non sempre ha bisogno di essere corretta. In alcune situazioni richiede semplicemente tempo, cura e capacità di attendere.

Anche Andrea apostolo e il piccolo seme ricordano che una realtà apparentemente insignificante può custodire un grande sviluppo.

Filippo apostolo davanti alla moltiplicazione dei pani

Più avanti, il Vangelo di Giovanni racconta un altro episodio importante.

Davanti alla folla, Gesù domanda a Filippo dove sia possibile comprare il pane necessario per tutti. L’apostolo osserva la situazione e comincia immediatamente a fare i conti.

Secondo lui, neppure duecento denari sarebbero sufficienti per dare un pezzo di pane a ciascuno.

Il racconto completo si trova nel Vangelo secondo Giovanni 6,1-15.

Il ragionamento di Filippo apostolo è comprensibile. Davanti a un problema concreto cerca di misurare ciò che ha a disposizione.

I numeri servono, ma non raccontano tutto

Anche nel lavoro del giardiniere i calcoli sono indispensabili.

Misuriamo superfici, portate dell’acqua, quantità di terreno, numero di piante, ore di lavoro e materiali necessari. Senza numeri sarebbe impossibile organizzare correttamente molti interventi.

Eppure due giardini della stessa superficie possono comportarsi in maniera completamente diversa.

Cento metri quadrati esposti al sole non sono uguali alla stessa superficie posta sotto grandi alberi. Cambiano il terreno, l’umidità, la luce e la competizione tra le radici.

La misura aiuta a conoscere la realtà, ma non può sostituire l’osservazione.

Filippo vede correttamente un limite. Gesù gli mostra però che la realtà può andare oltre ciò che il calcolo umano riesce a prevedere.

Come insegna anche la parabola del seminatore e del giardino del cuore, possiamo preparare il terreno e seminare, ma la crescita non dipende soltanto dai nostri calcoli.

Filippo apostolo durante l’Ultima Cena

Durante l’Ultima Cena ritroviamo ancora Filippo apostolo.

Questa volta rivolge a Gesù una richiesta diretta:

«Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Cristo gli risponde ricordandogli che chi ha visto Lui ha visto il Padre.

Il passaggio è riportato nel Vangelo secondo Giovanni 14,8-11.

Ritorna ancora il tema del vedere.

Filippo desidera comprendere ciò che ha davanti. Cerca qualcosa di evidente, mentre la risposta è già presente nella persona che sta osservando.

Vedere ciò che abbiamo davanti

Capita qualcosa di simile anche nei giardini.

Passiamo accanto allo stesso albero decine di volte e poi, improvvisamente, notiamo una gemma. Vediamo cadere le foglie e pensiamo soltanto al lavoro necessario per raccoglierle, dimenticando che quella caduta appartiene al ciclo naturale.

Persino una pianta vecchia può essere giudicata troppo in fretta.

Età non significa necessariamente pericolo. Una forma irregolare non significa automaticamente che sia necessaria una potatura.

Osservando con maggiore attenzione emergono particolari che prima erano rimasti nascosti: cavità, vecchi tagli, nuove crescite, cambiamenti nella corteccia e distribuzione della chioma.

Ogni elemento racconta una parte della storia dell’albero.

Questo modo di guardare richiama le parole di Gesù: «Dai loro frutti li riconoscerete». Le apparenze possono ingannare, mentre i frutti rivelano nel tempo la qualità di una pianta, di una scelta e di una persona.

Filippo apostolo, Natanaele e il fico

Nel racconto della chiamata compare anche un particolare legato alla natura.

Quando Natanaele arriva da Gesù, scopre che Cristo lo aveva visto sotto il fico prima ancora che Filippo lo chiamasse.

Sul fondo della scena rimane quindi un albero.

Non si tratta di qualcosa di spettacolare, ma di un semplice fico presente nella vita quotidiana di quelle persone.

Nella Bibbia troviamo spesso vigne, semi, campi, alberi e frutti. Gesù utilizza elementi conosciuti da chi lo ascolta per comunicare verità più profonde.

Lo stesso rapporto tra fede, vita e crescita ritorna nell’articolo Giovanni, l’apostolo amato: rimanere nell’amore e portare frutto.

Le immagini della natura sono ancora comprensibili perché appartengono anche alla nostra esperienza.

Un seme nascosto può germogliare. Un ramo può portare frutto. Un albero apparentemente fermo può preparare una nuova stagione.

Il «vieni e vedi» di Filippo apostolo

Nel mondo del verde circolano molte promesse.

Prati sempre perfetti, alberi che non richiedono manutenzione, siepi senza problemi e soluzioni presentate come definitive.

L’esperienza insegna invece a diffidare delle risposte valide per qualsiasi situazione.

Preferisco partire da qualcosa di molto più semplice:

Vieni e vedi.

Entriamo nel giardino. Guardiamo cosa cresce, cosa soffre, come si muove l’acqua e come quello spazio è stato gestito negli anni.

Da questa osservazione può iniziare una scelta ragionata.

Filippo apostolo non consegna a Natanaele una spiegazione complicata. Lo invita a fare un passo, avvicinarsi e incontrare personalmente Gesù.

Anche nel giardino le risposte migliori arrivano spesso dopo aver superato la distanza.

Filippo apostolo ci insegna a guardare

Dopo molti anni trascorsi nei giardini ho imparato che la parte più difficile del lavoro non consiste sempre nel tagliare, piantare o utilizzare una macchina.

Spesso la vera difficoltà sta nel capire se sia davvero necessario intervenire.

Una decisione corretta può significare potare. In altri casi è meglio aspettare, modificare l’irrigazione oppure lasciare che la pianta continui il proprio sviluppo.

Serve competenza, ma serve anche umiltà.

Non tutto deve essere sistemato immediatamente. Non tutto ciò che appare disordinato è sbagliato. Non ogni momento di difficoltà rappresenta la fine.

Anche Pietro apostolo, caduto e poi perdonato insegna che una situazione compromessa può diventare l’inizio di una nuova crescita.

L’esempio di Filippo apostolo ci ricorda che osservare con attenzione è il primo passo per comprendere la realtà.

«Vieni e vedi».

Avvicinarsi prima di giudicare.

Osservare prima di decidere.

Nel Vangelo, l’invito di Filippo apostolo conduce Natanaele verso Cristo. Nel giardino può ricordarci qualcosa di più quotidiano: molte risposte diventano visibili soltanto quando impariamo davvero a guardare.

Gli altri articoli dedicati al rapporto tra Vangelo, fede e creato sono raccolti nella sezione Bibbia e natura di Russogiardini.

Valentino Russo, giardiniere e arboricoltore titolare di Russogiardini a Monza e Brianza

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