A Cesarea di Filippo, Gesù cambia il nome di Simone in Pietro e gli affida una nuova missione. Matteo 16,13-20 racconta una trasformazione che ricorda ciò che avviene in un giardino.

Per conoscere davvero una pianta non basta osservarne l’aspetto esteriore. Bisogna comprenderne la natura, le radici e immaginare ciò che potrà diventare nel tempo.

Gesù guarda Simone nello stesso modo. Non vede soltanto l’uomo fragile che ha davanti, ma anche Pietro, la roccia sulla quale edificherà la sua Chiesa.

Da Simone a Pietro, ulivo con radici tra la roccia e la sorgente nel giardino

Da Simone a Pietro a Cesarea di Filippo

Gesù conduce i discepoli nella regione di Cesarea di Filippo, nell’estremo nord della Palestina. Si trovano lontani da Gerusalemme e dal suo centro religioso.

La città sorgeva ai piedi del monte Hermon, in una zona fertile e ricca di vegetazione.

Qui sgorgava una delle sorgenti che alimentano il fiume Giordano.

Da Simone a Pietro tra acqua e roccia

Il paesaggio era caratterizzato dall’acqua, dalle grotte e da grandi pareti rocciose.

Cesarea di Filippo era però anche un territorio segnato dal potere romano e dai culti pagani, in particolare da quello del dio Pan.

Proprio in questo luogo Gesù pone ai discepoli una domanda decisiva:

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

La sorgente, la pietra e la vegetazione non sono semplici elementi dello sfondo. Sembrano preparare le parole che Gesù pronuncerà poco dopo.

Da Simone a Pietro: riconoscere Cristo

Nel lavoro del giardiniere, riconoscere correttamente una pianta è fondamentale.

Due specie possono sembrare simili, ma avere esigenze completamente diverse.

Conoscerne il nome permette di comprenderne la crescita, le caratteristiche e le cure necessarie.

Anche intorno a Gesù circolavano identificazioni differenti. Alcuni pensavano che fosse Giovanni Battista, altri Elia, Geremia oppure uno dei profeti.

Erano risposte importanti, ma incomplete.

«Voi, chi dite che io sia?»

Gesù rivolge la domanda direttamente ai discepoli:

«Ma voi, chi dite che io sia?».

Non chiede più che cosa pensino gli altri. Desidera una risposta personale.

Simon Pietro risponde:

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Il testo di Matteo 16 mostra che Pietro riconosce Gesù proprio in un territorio dominato dai simboli del potere umano e dal culto di altre divinità.

Anche nella fede non basta ripetere ciò che abbiamo ascoltato dagli altri. Siamo chiamati a conoscere personalmente Colui nel quale diciamo di credere.

Da Simone a Pietro: il significato del nome

Dopo che Simone ha riconosciuto la vera identità di Gesù, è Gesù a rivelare la nuova identità di Simone:

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».

Il passaggio da Simone a Pietro indica una trasformazione e una missione.

Nel giardino, il nome identifica una pianta e racconta qualcosa della sua natura.

Vedere l’albero che crescerà

Quando piantiamo un giovane albero, non guardiamo soltanto il piccolo tronco che abbiamo davanti.

Dobbiamo conoscere le dimensioni che raggiungerà, lo sviluppo della chioma, la forza delle radici e lo spazio di cui avrà bisogno.

Un giardiniere esperto riesce a vedere nel giovane albero quello che potrà diventare dopo molti anni.

Anche nell’articolo dedicato a Filippo apostolo e al suo “Vieni e vedi” abbiamo osservato quanto sia importante avvicinarsi, guardare e conoscere prima di giudicare.

Gesù vede già Pietro

Davanti a Gesù c’è ancora un uomo impulsivo, fragile e capace di sbagliare.

Eppure Cristo vede già Pietro, la roccia chiamata a sostenere una grande responsabilità.

Dio non ci chiama soltanto per quello che siamo oggi.

Come chi osserva una giovane pianta e ne riconosce le possibilità, Dio vede ciò che possiamo diventare accogliendo la sua parola.

Da Simone a Pietro attraverso radici profonde

Un albero non resiste soltanto grazie a ciò che mostra.

La sua stabilità dipende soprattutto dalla parte nascosta nel terreno.

Le radici assorbono l’acqua, nutrono la pianta e la tengono ancorata. Quando arrivano il vento, la siccità o il temporale, la capacità dell’albero di resistere dipende dal suo apparato radicale.

Anche la risposta di Pietro nasce da una radice invisibile.

La fede di Pietro rivelata dal Padre

Gesù dice a Pietro:

«Né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli».

La sua fede non nasce semplicemente dall’intelligenza o dall’opinione della gente. È un dono ricevuto dal Padre.

La parte visibile è la dichiarazione di Pietro. La radice nascosta è l’azione di Dio dentro di lui.

Ogni frutto spirituale nasce da radici che hanno bisogno di silenzio, preghiera e tempo. È lo stesso insegnamento che ritroviamo nella parabola del seminatore e del giardino del cuore.

Da Simone a Pietro: edificare sulla roccia

A Cesarea di Filippo l’immagine della pietra doveva essere particolarmente forte.

Le grandi pareti rocciose facevano parte del paesaggio che circondava Gesù e i discepoli.

Cristo dichiara:

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa».

Preparare il terreno del giardino

Prima di realizzare un giardino è necessario conoscere il terreno.

Non basta scegliere piante belle e disporle in modo ordinato.

Bisogna valutare il drenaggio, la profondità del suolo, la presenza di pietre e lo spazio disponibile per lo sviluppo delle radici.

Se il terreno non viene preparato correttamente, i problemi possono comparire anche dopo molti anni.

Le fondamenta della vita spirituale

Anche la vita spirituale ha bisogno di fondamenta solide.

L’apparenza può durare una stagione, ma soltanto ciò che è ben radicato riesce ad affrontare il tempo e le difficoltà.

Pietro non viene scelto perché è già perfetto.

Poco dopo dimostrerà di non comprendere la strada della croce. Durante la passione arriverà persino a rinnegare Gesù.

La pietra scelta da Cristo non è priva di crepe. Sarà la grazia di Dio a renderla capace di sostenere la missione ricevuta.

Pietro e la Chiesa come giardino da custodire

Gesù affida a Pietro le chiavi del Regno dei cieli.

Le chiavi indicano autorità, ma anche custodia e responsabilità.

Chi riceve le chiavi di un giardino non ne diventa padrone assoluto. Riceve il compito di aprirlo, proteggerlo e prendersi cura di ciò che vi cresce.

Il tema della responsabilità verso il creato è approfondito anche nell’articolo dedicato ai giardini nel cristianesimo.

Da Simone a Pietro attraverso il servizio

Un giardino abbandonato viene rapidamente occupato dalle infestanti.

Un giardino curato richiede invece presenza, conoscenza e interventi continui.

Bisogna irrigare senza sprecare acqua, potare senza danneggiare e sostenere le piante giovani.

Occorre anche intervenire quando una malattia minaccia ciò che è stato coltivato.

L’autorità affidata a Pietro non è un privilegio personale. È una chiamata al servizio e alla cura della comunità.

La Chiesa come giardino di Dio

La Chiesa può essere vista come un grande giardino composto da piante differenti.

Ogni persona possiede caratteristiche, tempi di crescita e necessità particolari.

Tutti, però, ricevono la stessa luce e appartengono allo stesso Creatore.

Custodire non significa possedere. Significa prendersi cura di ciò che ci è stato affidato, rispettandone la vita e i tempi di crescita.

Da Simone a Pietro vicino alla sorgente

È suggestivo che tutto avvenga vicino a una delle sorgenti del Giordano.

Una sorgente rappresenta un inizio.

L’acqua emerge dalla terra, percorre nuove strade e porta vita nei territori che attraversa.

A Cesarea di Filippo inizia anche una nuova fase della missione di Pietro.

La fede deve scorrere come l’acqua

Simone riceve un nome nuovo e viene chiamato a diventare un punto di riferimento per gli altri discepoli.

Come l’acqua della sorgente non rimane ferma nel luogo in cui nasce, così la fede non può restare chiusa dentro una sola persona.

Deve scorrere, raggiungere gli altri e portare vita.

Gesù sceglie un luogo lontano da Gerusalemme per annunciare una Chiesa destinata a raggiungere ogni popolo.

Da Simone a Pietro: una crescita lenta

Matteo 16,13-20 ci lascia la domanda pronunciata da Gesù:

«Voi, chi dite che io sia?».

La risposta di Pietro apre però un’altra riflessione: quale persona vede Dio dentro di noi?

Noi spesso vediamo soltanto fragilità, errori e occasioni perdute.

Dio può invece vedere una possibilità ancora nascosta.

Dio coltiva ciò che ancora non vediamo

Lo sguardo di Dio assomiglia a quello del giardiniere che riconosce un grande albero nel piccolo esemplare appena piantato.

Il passaggio da Simone a Pietro non si compie in un solo giorno.

Pietro dovrà attraversare incomprensioni, cadute e ripartenze. La sua trasformazione richiederà tempo, proprio come la crescita di una pianta.

Anche nel Giardino del Getsemani Pietro mostrerà tutta la propria fragilità. Tuttavia, la sua caduta non cancellerà il nome e la missione ricevuti da Gesù.

Da Simone a Pietro con la pazienza del giardino

Il giardino insegna che non tutto può essere accelerato.

Possiamo preparare il terreno, irrigare e prenderci cura delle piante, ma dobbiamo rispettare i tempi della vita.

Anche Dio lavora con pazienza.

Coltiva ciò che ancora non vediamo, rafforza le nostre radici e ci chiama non soltanto per ciò che siamo, ma per ciò che possiamo diventare con la sua grazia.

Valentino Russo, giardiniere e arboricoltore titolare di Russogiardini a Monza e Brianza

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