Cedro Villa Reale Monza

Bentornati a tutti nel mio spazio virtuale in questo mese mi sono dato all’aggiornamento professionale, devo ammettere che nel mondo dell’arboricoltura qualcosa sta cambiando.

Nel convegno organizzato dalla SIA Società Italiana di Arboricoltura a Pettinengo (BI) si è parlato soprattutto di biodiversità dove l’albero prende il ruolo centrale soprattutto in questa complicata materia.

Mantere alberi cavi in piedi oppure alberi morti devo ammettere che anche a me arboricoltore di lungo corso la cosa suona molto strana.

Ma il cambiamento climatico in atto e il ricambio generazionale ci impone di aggiornarci, farò un piccolo riassunto di quanto compreso e il mio punto di vista.

Gli alberi cavi o morti un motivo in più per tenerli in piedi.

Gli alberi cavi o morti da sempre destano preoccupazione ma in realtà basterebbe qualche nozione più approfondita di arboricoltura per capire che il problema si può gestire diversamente prima di arrivare all’abbattimento.

Mantere gli alberi morti favorisce la biodiversità garantendo a gli insetti che si cibano di legno morto di sopravvivere scavare gallerie e riprodursi, ovviamente anche tutti gli uccelli e animali che si cibano di essi ne trarranno giovamento aumentando quindi la fauna spontanea e la biodiversità presente in quella zona.

L’importanza del cippato e della rizosfera.

Il cippato si trasforma da scarto a risorsa utile per i nostri alberi, da sempre si è pensato che un lavoro fatto bene sia quello di pulire tutto e portare la risulta in discarica o in centro di raccolta, ma oggi studi specifici dimostrano che l’utilizzo di cippato maturo rida all’albero una parte di quello che gli e stato tolto.

Restituire al suolo sostanza organica sicuramente ci favorirà la crescita di radici assorbenti la formazione di micorrize i funghi buoni presenti nel terreno che aiuteranno all’albero a trasformare la sostanza organica nella energia che necessita per vivere emettere foglie e rami solidi e vigorosi.

I tagli differenziati prati fioriti una opportunità a cui credere

Durante il convegno si è parlato anche della esperienza del comune di Bergamo soprattutto, dove si è deciso di attuare un piano differenziato nella gestione del verde a partire dalle alberatura fino alle aree inerbite.

Sicuramente non è una pratica applicabile a tutte le città soprattutto quelle più urbanizzate ma resta uno strumento utile anche in grandi contesti privati.

L’erba alta dunque non deve essere più vista come un degrado ma in certe aree periferiche con prevalenza agricola favorisce sicuramento l’aumento della biodiversità.

Durante le stagioni più calde infatti una vegetazione più fitta evita l’erosione del suolo e di conseguenza anche un abbassamento della temperatura evitando le pericolosissime isole di calore.

Nei centri urbani quindi sarebbe meglio evitare il taglio indiscriminato delle chiome, non lasciare zone di asfalto in pieno sole che si riscaldano molto velocemente.

Tutto questo ovviamente deve far parte di un piano strategico di Cura del verde interventi a caso non servirebbero a molto se non a dare un effetto a spot per il politico di turno.

Le mie conclusioni

Credo fortemente che il futuro sarà questo ma sicuramente il cambiamento soprattutto in ambito privato sarà molto lungo e dispendioso, sia a livello mentale per chi propone queste pratiche e per chi le dovrà attuare.

Il troppo stroppia secondo me, partire per gradi con gli interventi meno impattanti come la stesura del cippato intorno all’albero migliorare la rizosfera e comunicare ai cittadini e al committente sempre cosa si sta facendo e perché.

Non è facile togliere certi preconcetti dalla testa delle persone serve molta capacità comunicativa e l’umiltà di comprendere chi non è al nostro livello di informazione.

Con questo concludo e vi saluto vi rimando al prossimo articolo.

Valentino Russo

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