Grande albero cavo circondato da prato fiorito, fauna selvatica e cippato a terra. Illustrazione dedicata alla biodiversità, alla gestione sostenibile degli alberi e all'arboricoltura moderna.
Grande albero cavo circondato da prato fiorito, fauna selvatica e cippato a terra. Illustrazione dedicata alla biodiversità, alla gestione sostenibile degli alberi e all'arboricoltura moderna.
Gli alberi cavi e il legno morto possono diventare preziose risorse per la biodiversità. Insetti, uccelli e microrganismi trovano rifugio e nutrimento, contribuendo all’equilibrio dell’ecosistema urbano e naturale.

Biodiversità e arboricoltura: perché gli alberi morti possono essere una risors

Bentornati a tutti nel mio spazio virtuale.

In questo periodo mi sono dedicato all’aggiornamento professionale e devo ammettere che nel mondo dell’arboricoltura qualcosa sta davvero cambiando.

Durante il convegno organizzato dalla SIA – Società Italiana di Arboricoltura a Pettinengo (BI), si è parlato soprattutto di biodiversità e del ruolo centrale che gli alberi rivestono in questa complessa materia.

Mantenere alberi cavi o addirittura alberi morti in piedi?

Devo confessare che, anche per me che lavoro nell’arboricoltura da molti anni, il concetto inizialmente è sembrato piuttosto strano.

Tuttavia, il cambiamento climatico e il continuo aggiornamento delle conoscenze tecniche ci impongono di guardare il verde con occhi diversi. Vorrei quindi condividere un breve riassunto di quanto ho appreso durante il convegno e alcune riflessioni personali.

Gli alberi cavi o morti: un motivo in più per conservarli

Gli alberi cavi o morti hanno sempre destato preoccupazione nei cittadini e negli amministratori. In realtà, una valutazione arboricolturale approfondita permette spesso di gestire queste situazioni in modo diverso dall’abbattimento immediato.

Il legno morto rappresenta infatti un habitat fondamentale per numerose specie di insetti saproxilici, cioè quegli organismi che vivono e si nutrono del legno in decomposizione. Questi insetti scavano gallerie, si riproducono e diventano a loro volta una preziosa fonte di cibo per uccelli, piccoli mammiferi e altri animali.

Di conseguenza, la presenza di alberi morti o parzialmente degradati contribuisce ad aumentare la biodiversità e la ricchezza ecologica di un territorio.

Naturalmente ogni situazione deve essere valutata da tecnici competenti, considerando attentamente il livello di rischio e il contesto in cui l’albero si trova.

L’importanza del cippato e della rizosfera

Un altro tema molto interessante affrontato durante il convegno riguarda il cippato, che da semplice scarto di lavorazione può trasformarsi in una preziosa risorsa.

Per molti anni si è pensato che un lavoro ben eseguito consistesse nel ripulire completamente il cantiere e portare ogni residuo vegetale in discarica o presso i centri di raccolta. Oggi, invece, numerosi studi dimostrano che il cippato maturo può restituire al terreno parte delle sostanze organiche che l’albero ha perso durante il proprio ciclo vitale.

Restituire sostanza organica al suolo favorisce infatti lo sviluppo delle radici assorbenti e delle micorrize, quei funghi benefici che vivono in simbiosi con le radici e aiutano la pianta ad assorbire acqua e nutrienti.

Una rizosfera sana permette all’albero di accumulare energia, sviluppare una chioma equilibrata e affrontare meglio gli stress ambientali.

Tagli differenziati e prati fioriti: un’opportunità da valorizzare

Durante il convegno si è parlato anche dell’esperienza di alcune amministrazioni comunali, in particolare del Comune di Bergamo, che hanno scelto di adottare una gestione differenziata del verde urbano.

L’obiettivo è semplice: non tutte le aree verdi devono essere mantenute allo stesso modo.

Sicuramente questa strategia non è applicabile ovunque, soprattutto nei contesti fortemente urbanizzati, ma rappresenta uno strumento interessante sia per le amministrazioni pubbliche sia per grandi proprietà private.

L’erba alta non deve necessariamente essere considerata sinonimo di degrado. In alcune aree periferiche o a prevalenza agricola può diventare un importante elemento di sostegno alla biodiversità.

Durante i periodi più caldi, una vegetazione più alta e diversificata contribuisce inoltre a ridurre l’erosione del suolo, migliorare la capacità di infiltrazione dell’acqua e limitare il fenomeno delle isole di calore.

Nei centri urbani diventa quindi sempre più importante evitare interventi indiscriminati sulle chiome degli alberi e progettare spazi verdi capaci di mitigare gli effetti delle alte temperature.

Tutto questo, però, deve rientrare all’interno di una strategia complessiva di gestione del verde. Gli interventi isolati e privi di una visione a lungo termine rischiano infatti di produrre risultati limitati e temporanei.

Le mie conclusioni

Sono convinto che il futuro dell’arboricoltura e della gestione del verde andrà in questa direzione.

Il cambiamento, tuttavia, sarà graduale e richiederà tempo, sia da parte dei professionisti che propongono queste nuove pratiche, sia da parte dei cittadini e dei committenti che dovranno comprenderle e accettarle.

Come spesso accade, gli eccessi non portano benefici. Credo sia più corretto procedere per gradi, iniziando dagli interventi meno impattanti, come la distribuzione del cippato nelle aree radicali degli alberi, il miglioramento della rizosfera e una corretta comunicazione verso il pubblico.

Spiegare cosa si sta facendo e perché lo si sta facendo sarà fondamentale.

Cambiare abitudini e superare vecchi preconcetti non è semplice.

Servono competenza, capacità comunicativa e anche l’umiltà di comprendere che non tutti possiedono le stesse informazioni tecniche.

Con queste riflessioni vi saluto e vi rimando al prossimo articolo.

Valentino Russo
Russogiardini

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